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Scienze sociali computazionali e policy innovation

Il lavoro analizza il modo in cui le acquisizioni scientifico-metodologiche maturate nell’emergente area delle scienze sociali computazionali (SSC) possano tradursi in una innovazione dei processi di elaborazione delle policy. Dopo un’introduzione alle prospettive di ricerca e ai metodi delle SSC, l’analisi si concentra sulle possibili intersezioni tra queste ultime e il policy making. L’attenzione si rivolge in particolare al mondo del diritto e ai processi di rule making coinvolti nella definizione e implementazione delle politiche pubbliche. Vengono esaminate in quest’ottica recenti esperienze di ricerca che sfruttano diversi approcci computazionali allo studio della realtà sociale per supportare la valutazione ex-ante dell’impatto delle scelte pubbliche nel settore delle politiche del lavoro e delle politiche economiche.

Dal telework allo smartwork

I rapidi progressi della telematica e il ritardo nell’applicare il telelavoro hanno reso necessari interventi normativi più incisivi a cavallo del nuovo secolo, sia a livello comunitario che italiano. In un contesto lavorativo che ricerca flessibilità organizzativa, in Italia la giurisprudenza ha evidenziato alcune difficoltà applicative degli istituti del rapporto subordinato; nuovi criteri negoziali hanno riorientato il controllo della parte datoriale, dalle energie lavorative al risultato finale; mentre, in termini di strumenti normativi, si tende ad un riequilibrio tra la legge e la contrattazione decentrata, territoriale, aziendale e individuale. Alcune fattispecie di telelavoro sono così fonte di maggiore impatto destrutturante del rapporto subordinato.

Genitorialità e work life balance. Non solo questioni di genere

Quando si affronta il tema del work life balance, l’attenzione non dovrebbe riguardare solo questioni di genere, ma interessare la complessità delle condizioni personali, familiari e professionali. Partendo da questo assunto, il contributo, sfruttando i dati provenienti dalla IV Indagine sulla qualità del lavoro in Italia condotta dall’Inapp* nel 2015, illustra i risultati di analisi sui livelli di conciliazione delle persone occupate in età riproduttiva, considerando non solo le differenze di genere, ma anche e soprattutto quelle dovute alla genitorialità. Lo studio evidenzia i principali fattori determinanti dei differenti livelli di work life balance, con particolare riferimento al caso dei lavoratori con figli.

Il ruolo sociale dell’educazione economica. Evidenze, strumenti e tutele

Qual è la capacità degli italiani di comprendere le dimensioni economiche e finanziarie? Sanno quello che fanno quando investono i loro risparmi, usano denaro elettronico o giocano i propri soldi? Il saper maneggiare i numeri, i termini e le norme è un tema rilevante per le implicazioni sempre maggiori che la conoscenza della dimensione economica assumerà nella nostra vita. Nell’articolo si cerca di individuare da un lato i limiti cognitivi e normativi, dall’altro gli strumenti individuali e collettivi per gestire o difendersi dalle tante occasioni in cui le nostre capacità analitiche vanno applicate alle scelte economiche. Si cerca, infine, di porre l’accento sulle implicazioni che un miglioramento dell’educazione economica può comportare nell’interesse generale.

Incentivi al lavoro permanente e contratto a tutele crescenti

Obiettivo dello studio è stimare l’impatto dell’incentivo economico previsto per il 2015 per le assunzioni di lavoratori a tempo indeterminato (L. n. 190/2014, art. 1, c. 118) e dell’introduzione del contratto a tutele crescenti, a parziale riordino delle tutele sul licenziamento nel lavoro subordinato (D. Lgs n. 23/2015). L’approccio adottato è di tipo controfattuale con una strumentazione che prevede la stima di un modello difference in differences. Le analisi sono condotte sulla base dati CICO (Campione Integrato delle Comunicazioni Obbligatorie), diffusa dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, ricavata dagli archivi gestionali delle comunicazioni obbligatorie on line.

La riforma del Terzo settore e il Registro unico nazionale. Elementi per una proposta

Inapp, in base all’esperienza maturata, presenta alcune riflessioni funzionali al processo di istituzione e di coordinamento del Registro unico nazionale del Terzo settore previsto dalla Riforma. Il Registro è sia un obbligo normativo sia un’occasione da non sottovalutare per la conoscenza del settore, la trasparenza e la governance dello stesso. La proposta, pertanto, tiene conto: delle raccomandazioni europee a sostegno della creazione di registri amministrativi e di conoscenza statistica anche per l’economia sociale; dell’importanza di disporre di statistiche affidabili per formulare politiche, per l’assegnazione dei fondi e per il monitoraggio dei risultati; della necessità di garantire la “certezza pubblica” di iscrizione di una organizzazione al Registro per motivi di pubblicità, identificazione, autenticazione, verifica e certificazione.