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L’istruzione fra scelte di policy, modalità di funzionamento e risultati Presentazione del n. 3-2020 della rivista Sinappsi

Ripercorri l'incontro del 4 marzo 2021 e gli interventi dei relatori

Il 4 marzo si è svolto il webinar dedicato all'ultimo numero della rivista Sinappsi dedicata al tema attualissimo dell'istruzione. Se nè parlato con il Presidente dell'INAPP Sebastiano Fadda e diversi esperti: Anna Maria AJELLO (Presidente INVALSI), Luciano Benadusi di associazione Scuola Democratica, Andrea GAVOSTO (Direttore Fondazione Agnelli), Antonio Felice URICCHIO (Presidente Anvur). Moderatore Fabio Berton membro del Comitato della rivista.

Presentazione: Sebastiano FADDA (Presidente INAPP)

  1. le opportunità di accesso all’istruzione e di prosecuzione degli studi in relazione al background culturale delle famiglie di origine; ovvero la mobilità intergenerazionale, con riferimento al raffronto tra i titoli di studio conseguiti dai figli e quelli conseguiti dai genitori;
  2. le disuguaglianze di partenza, per reddito, per territorio e anche per genere, che determinano differenze di opportunità negli accessi ai diversi livelli di istruzione, fino all’università, e differenze significative nella scelta tra percorsi di tipo umanistico e percorsi di tipo scientifico;
  3. la capacità di accumulazione di capitale cognitivo nel corso degli studi; in altre parole, la differenza tra capitale cognitivo posseduto in entrata e capitale cognitivo posseduto in uscita dalla scuola. Spesso le modalità della didattica e i processi di apprendimento non sono in grado di modificare i differenziali cognitivi tra gli studenti esistenti al momento iniziale del percorso scolastico. In termini aggregati, inoltre, il 30% degli studenti non ha un livello di competenze internazionalmente adeguato alla fine del percorso di studi;
  4. la valutazione del rendimento dell’investimento in istruzione. Due fenomeni importanti incidono sul basso rendimento: da un lato il disallineamento tra competenze domandate e competenze offerte nel mercato del lavoro, che riduce le stesse probabilità di occupazione, e dall’altro il basso livello del paradigma tecnologico del sistema produttivo italiano, che rende sottoutilizzabili (se non all’estero) le competenze di alto livello acquisite;
  5. infine, la necessità di una chiara messa fuoco dei ‘fini’, ovvero il recupero del senso e dei fini del processo educativo scolastico; esso deve per primo mirare a sviluppare capacità critiche e competenze di ‘logica’, necessarie per formulare ragionamenti strutturati e sequenze argomentative coerenti. La scuola deve per prima cosa educare a ‘pensare’.

Introduzione: Fabio BERTON (Comitato editoriale di Sinappsi)

Oltre all'istruzione, i temi trasversali trattati in questo fascicolo della rivista riguardano:

  1. la diseguaglianza sociale e di reddito (si vedano gli articoli di Brunetti, Falzetti-Sacco, Martini) che negli ultimi anni ha registrato una crescita in tutta Europa e che i governi hanno cercato di abbattere proprio attraverso le politiche di istruzione e formazione (il tema è affrontato anche dal Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco nella sua lectio magistralis dello scorso dicembre);
  2. il digital divide strettamente connesso agli effetti della pandemia e all’introduzione della didattica a distanza, sia tra gli studenti (saggi di Matucci, Filosa-Parente), molti dei quali non possiedono un pc o un tablet o devono condividerlo con altri membri del nucleo familiare, sia tra gli insegnanti, le cui difficoltà legate alla scarsa formazione nell’utilizzo dei nuovi strumenti tecnologici sono illustrate nell'articolo di Ferritti.

A partire da questo numero, inoltre, Sinappsi rompe i confini 'territoriali', linguistici e tematici proponendo il primo articolo in inglese di uno studioso non italiano  sull’overeducation tra laureati in Slovacchia, caso emblematico in Europa di disallineamento tra titolo di studio e occupazione, oltre che la nuova sezione ‘Saggi’, a tema libero, con l’articolo sul lavoro online in Italia.

Interventi

Anna Maria AJELLO (Presidente INVALSI)

La scuola è oggi al centro della discussione su temi nuovi, DAD e inclusività in primo luogo. Un fatto importante è che si senta l'esigenza di avere dati anche sulla scuola perché studiare i dati serve a indagare a fondo le politiche e pensare a riforme adeguate.

I contributi Invalsi si focalizzano sulle differenze Nord-Sud Italia, segnalando una diminuzione dei divari tra le scuole di primo grado e invece una persistenza delle differenze in quelle di secondo grado, specialmente nei licei, con dati che richiedono approfondimenti. La stessa autonomia scolastica, al di là delle differenze territoriali, determina forti differenze di risultato in scuole vicine.  Su inclusività e digital divide, solo un terzo degli studenti di V elementare ad inizio lockdown aveva una buona connessione, un luogo a casa adeguato a studiare e almeno uno degli insegnanti abituato a lavorare in digitale (Gianluca Argentin, su dati Invalsi). L'università è responsabile nel riprodurre metodologie didattiche tradizionali obsolete; è necessario studiare differenti modalità di insegnamento. La formazione e la cultura analogica degli insegnanti, volta all'approfondimento e alla riflessione è lontana dalla mentalità digitale degli studenti, orientata alla velocità, alle informazioni organizzate in un altro modo rispetto a quello tradizionale dei libri.

Proposte:

1. considerare la scuola come una pubblica amministrazione, gli insegnanti dovrebbero essere in classe sin dal primo settembre;

2. affrontare il problema dell’efficienza, cancellando ad esempio le norme che impediscono di raggiungere questo obiettivo;

3. ragionare in una prospettiva di lungo termine nel campo dell’istruzione, perché il susseguirsi di riforme tra un governo e l’altro non assicura la continuità. Il caso estremo della Finlandia: tutte le parti politiche si sono impegnate a lasciar passare almeno venti anni prima di procedere alla successiva riforma del sistema scolastico;

4. intervenire sulla formazione dei docenti, ovvero: A. ripensare il rapporto tra oralità e scrittura, tra analogico e digitale, lavorando in maniera metacognitiva e liberandoci dall’ossessione del programma; B. non sprecare l'esperienza vissuta in pandemia con la DAD, pensando a ruoli meno rigidi e dando la possibilità agli studenti di esprimersi diversamente; C. ragionare su nuove modalità digitali di verifica, come ad esempio video sul loro lavoro a casa, rendendo meno rigida la relazione up-down.

Luciano BENADUSI (Associazione "Per Scuola Democratica")

I risultati della scuola, di interesse per la società, riguardano l’occupabilità, ma ci sono anche gli effetti dell'istruzione sulla convivenza civile che assumono una dimensione sociopolitica. Oggi abbiamo più prove dell'importanza dell'istruzione sul terreno del ‘rendimento civico-politico’ (cittadini consapevoli) della stessa, piuttosto che economico (occupabilità). Quindi:

1. ripensare il funzionamento del sistema dell'istruzione partendo dai princìpi oltre che dalle politiche. Non farsi condizionare dall'emergenza concentrandosi solo sulla congiuntura, ma abbracciare un orizzonte temporale di più lungo periodo e pensare a un nuovo modello anche educativo, e non solo socioeconomico. Su questo Scuola Democratica ha indetto per il prossimo giugno la conferenza internazionale Reinventing education;

2. inclusione in relazione alle diseguaglianze nelle opportunità: va superato il modello di tipo meritocratico ancora oggi prevalente, che propone una competizione basata sul raggiungimento del successo, dimenticandosi del destino degli ultimi. Dalle analisi quantitative emerge che la varietà delle caratteristiche individuali degli studenti pesa meno delle caratteristiche aggregate a livello di scuola, quindi le politiche sociali sono importanti ma la scuola conta e fa la differenza. In sintesi, con riferimento all’inclusione va data più importanza alle politiche educative e non solo a quelle sociali;

3. organizzazione e metodi della didattica: la scelta precoce del percorso scolastico (early tracking) in alcuni Paesi fissato addirittura a 4 anni dall’inizio della primaria, in Italia a 14 anni in altri Paesi a 16 anni, ha un impatto negativo sull’equità del sistema. Tra scuola primaria e secondaria inferiore e poi alla fine della scuola media inferiore ci sono due scalini che aumentano le diseguaglianze. I sistemi comprensivi sono più efficaci di quelli selettivi per contenere le diseguaglianze, ma per affrontare e risolvere il nodo della gestione dell'eterogeneità è richiesto un capovolgimento della didattica unendo la ‘comprensivizzazione’ con la differenziazione e la personalizzazione della didattica, come avviene con successo in alcuni Paesi del Nord Europa.

Due indicazioni di possibili policy:

  1. diminuire la stratificazione verticale della scuola ripensando a una possibile unificazione tra scuola elementare e media;
  2. aumentare la soglia minima delle competenze affinché si realizzi una scuola più inclusiva.

Andrea GAVOSTO (Direttore Fondazione Agnelli)

L'inclusione degli studenti con bisogni speciali è uno dei fiori all'occhiello della scuola italiana, ma solo sulla carta. L'alunno con bisogni speciali viene completamente affidato all'insegnante di sostegno e questo è il contrario di ciò che significa scuola inclusiva. Durante la pandemia gli alunni con bisogni speciali risultano più esposti alla marginalizzazione. In DAD, infatti, i due terzi degli studenti con disabilità sono esclusi dai processi educativi. La pandemia ha accentuato anche altri divari, di carattere tecnologico, territoriale, sociale.

Proposte:

  1. riaffidare la didattica anche per gli studenti con difficoltà all'insegnante curriculare, debitamente formato; una sperimentazione in questo senso è stata condotta nella provincia di Trento con buoni risultati sia in termini di inclusione che di apprendimento;
  2. per quanto riguarda la mobilità sociale, vi sono due nodi critici: A. dopo la terza media la selezione dell’indirizzo di studio è condizionata dalla famiglia, chi sceglie i licei proviene soprattutto da famiglie con laurea, solo il 6% sceglie gli istituti professionali. La scuola media dovrebbe quindi orientare già dal primo anno; B. per contrastare l'arretratezza di un sistema produttivo che non valorizza i laureati non favorendone l'assunzione, il sistema universitario dovrebbe prevedere più corsi di laurea professionalizzanti che abbiano l’obiettivo di dare una formazione universitaria altamente specializzata anche a chi non ha un’attitudine ‘accademica’;
  3. adottare politiche che colmino deficit sulla qualità degli apprendimenti e seguire longitudinalmente la misurazione del valore aggiunto, oltre al ranking raggiunto dalle scuole;
  4. recuperare gli aspetti positivi della DAD in un modello ‘misto’ con, ad es. il tutoraggio individuale.

Antonio Felice URICCHIO (Presidente Anvur)

Si rende sempre più necessaria un’azione culturale per orientare l’attenzione sul tema delle diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza, che è elemento essenziale non solo per l’inclusione, ma anche per lo sviluppo democratico del nostro Paese. Per quanto riguarda l’accesso all’università, la nuova VQR dell’Anvur è orientata anche alla valutazione delle politiche di inclusione degli atenei universitari, con riferimento oltre che al diritto allo studio anche alle azioni per ridurre le diseguaglianze in tutto l’arco di studio e garantire l’equità intergenerazionale, non per stilare classifiche, ma per dare valore e dare valore ai valori.

In questa fase, le principali azioni concrete avviate dall’Anvur per acquisire informazioni nelle università riguardano:

  • un’indagine sulla valutazione della didattica in emergenza e l’erogazione dei servizi tramite questionario somministrato a 11mila soggetti tra governance di ateneo, studenti e docenti; l’indagine dovrebbe concludersi in estate con la pubblicazione e potrà fornire indicazioni sulle possibili future modalità di svolgimento delle attività universitarie, in cui l’utilizzo delle nuove tecnologie non potrà prescindere dal principio dell’inclusività;
  • l’analisi, assieme alla CRUI, della dimensione degli strumenti che le università hanno introdotto per rispondere alle esigenze delle persone con disabilità, studenti, ma anche docenti e personale amministrativo;  
  • un’indagine che mette in relazione i test Invalsi con quelli TeCo, i test delle competenze estesi all’università, sia in ambito disciplinare che delle competenze trasversali, sottoposti agli studenti al primo, terzo e quinto anno di università per verificare la presenza di eventuali divari di conoscenze e in quali ambiti si collocano, disciplinari e territoriali, e di placement, con riferimento all’occupazione successiva.

Proposte:

  1. per garantire il diritto allo studio e l’effettività di tale diritto non bisogna solo dedicare risorse, ma anche attuare azioni trasversali e concrete con riguardo agli alloggi, alle tasse universitarie, ai servizi agli studenti;
  2. sarebbe opportuno incentivare l’attivazione di lauree professionalizzanti (l’Italia è il penultimo paese in Europa per numero di laureati e tra i 200 nuovi corsi che l’Anvur sta valutando, poco meno del 10% sono lauree professionalizzanti);
  3. sui percorsi ITS bisogna chiarire i requisiti di docenza i percorsi formativi. La divisione tra Ministero dell’Istruzione e Ministero dell’Università e ricerca non favorisce la definizione di un percorso in grado di rispondere alle domande del mercato del lavoro.

 


SCADUTA: 1 MARZO 2021 - NEW DEADLINE: MARCH 1ST 2021

CALL FOR PAPERS (Download as PDF)

Technological changes, labour market transformations, industrial and labour policies

Deadline for extended abstracts – in Italian or in English – between 500 and 1,000 words by March 1st, 2021

SINAPPSI is launching a call for paper for a special issue on Technological changes, labour market transformations, industrial and labour policies. Peer reviewed articles are intended to provide advancements, from both a theoretical and an empirical perspective, investigating the current technological transformations, their impact in terms of tasks, skill requirements and demand for labour, addressing the role of industrial and labour policies conceived as an opportunity to promote technological upgrading but also social development. 

The editorial staff: sinappsi@inapp.org

Guest editors:

Sebastiano Fadda  s.fadda@inapp.org

Maria Enrica Virgillito mariaenrica.virgillito@santannapisa.it